DATE: Developed at The Arctic Circle Residency in 2015.
MEDIUM: Performance Art, Activist Intervention, Video, Photography, Immersive Installation
EXHIBITED:
Fondazione Pino Pascali – 2020
SpartiAcque – NUCRÉ 2024
Blue Angel is a photographic and performative project exploring the daily rituals of female identity formation through the intimate, repetitive act of applying makeup in front of a mirror. The protagonist, Blue Angel, is obsessed with her image and the pursuit of aesthetic perfection. In the continuous process of constructing and reconstructing herself, she consumes her own identity in an almost compulsive transformation.
In an act both trivial and necessary, she searches for her essence in the mirror’s reflection, engaged in an unceasing process of self-construction. Makeup, posture, and attention to detail become tools through which she attempts to bridge the gap between her ideal projection and her real self.
The project is realized through a series of photographs taken during these preparatory moments. These images extend the performative act and were developed in collaboration with Florentine artist and former model Cristiana Incelli. The everyday act of “preparing to go out” is observed and reinterpreted as a true performative gesture, where the body prepares not only for social life but also for the staging of identity.
The audience witnesses a process suspended between frustration and self-seduction, perceiving the tension between the desired image and the reality of the body producing it. In this dynamic, the intimate gesture of personal care becomes a space of continuous negotiation between desire, discipline, and socially constructed femininity.
The work consists of large-format photographic prints and six life-size photographs installed on vertical lightboxes. The lightboxes are constructed from long plexiglass panels, with a thin metal frame at the top and bottom containing neon tubes. Although the light sources are enclosed, the light diffuses through the plexiglass, giving the figures a sculptural presence, suspended in space.
The genesis of Blue Angel emerged from observing women’s daily lives. For many years—during my competitive sports career, my time in Los Angeles, and my return to Florence—I shared living and working spaces predominantly with men. Between 1993 and 1998, my environment was largely male-dominated.
In 1998, this situation changed, and for the first time I closely observed the daily rituals of my female roommates: acts of self-care, preparation, and body transformation that structured their everyday life. While not foreign to my personal experience, these rituals suddenly appeared in a new light—not merely domestic habits, but performative practices integrated into daily life.
This insight was shared with my colleague and friend Cristiana Incelli, who had experience in the fashion industry but was progressively distancing herself from it. Her direct knowledge of aesthetic codes and practices of constructing female image enabled a collaborative project grounded in shared critical awareness.
Thus Blue Angel was born: a project staging the constant tension between identity and representation, between the real body and the ideal image. Through the figure of Blue Angel, the daily act of applying makeup becomes a symbolic site of a silent struggle: the effort to bridge the gap between who one is and who one wishes to appear.
Blue Angel è un progetto fotografico e performativo che indaga i rituali quotidiani di costruzione dell’identità femminile attraverso il gesto intimo e ripetitivo del truccarsi davanti allo specchio. La protagonista, Blue Angel, è ossessionata dalla propria immagine e dalla ricerca di una forma di perfezione estetica. Nel processo di costruzione e ricostruzione di sé di fronte allo specchio, questa figura femminile finisce per fagocitare la propria identità in una trasformazione continua, quasi compulsiva.
In un gesto al tempo stesso futile e necessario, la protagonista cerca la propria essenza nel riflesso dello specchio, impegnata in un processo incessante di auto-costruzione. Il trucco, la postura e l’attenzione ai dettagli diventano strumenti attraverso cui tentare di colmare la distanza tra la proiezione ideale di sé e la propria identità reale.
Il progetto prende forma attraverso una serie di fotografie realizzate durante l’atto del prepararsi allo specchio. Queste immagini nascono come estensione di un processo performativo e sono state sviluppate in collaborazione con l’artista fiorentina ed ex modella Cristiana Incelli. L’atto quotidiano del “prepararsi per uscire” viene così osservato e reinterpretato come una vera e propria azione performativa, in cui il corpo si prepara non solo alla vita sociale ma anche alla messa in scena di un’identità.
Lo spettatore diventa testimone di un processo sospeso tra frustrazione e auto-seduzione, percependo la tensione che separa l’immagine desiderata dalla realtà del corpo che la produce. In questa dinamica, il gesto intimo della cura personale si rivela come uno spazio di negoziazione continua tra desiderio, disciplina e costruzione sociale della femminilità.
L’opera è composta da una serie di stampe fotografiche di grande formato e da sei fotografie a grandezza naturale ritagliate e installate su grandi light box verticali. Le strutture luminose sono realizzate con lunghe lastre di plexiglas, alle cui estremità superiore e inferiore è fissata una sottile struttura metallica contenente tubi al neon. Sebbene le casse luminose siano completamente chiuse, la luce diffusa attraversa il plexiglas illuminando uniformemente la superficie delle immagini, conferendo alle figure una presenza quasi scultorea e sospesa nello spazio.
La genesi di Blue Angel nasce da un’osservazione diretta della quotidianità femminile. Per diversi anni, tra il periodo dello sport agonistico, l’esperienza a Los Angeles e il successivo rientro a Firenze, avevo condiviso spazi di vita — abitazioni, alberghi, centri di allenamento e ambienti di lavoro — prevalentemente con uomini. Tra il 1993 e il 1998 la mia fu abitata quasi esclusivamente da presenze maschili.
Nel 1998 questa condizione cambia e mi trovai per la prima volta a osservare da vicino i rituali quotidiani delle mie coinquiline: gesti di cura, preparazione e trasformazione del corpo che scandivano la quotidianità femminile. Pur non essendo estranei alla mia esperienza personale, questi rituali apparivano improvvisamente sotto una nuova luce: non semplici abitudini domestiche, ma vere e proprie pratiche performative integrate nella vita di tutti i giorni.
Questa intuizione viene condivisa con la collega e amica Cristiana Incelli, che portava con sé l’esperienza di un passato nel mondo della moda dal quale stava progressivamente prendendo distanza. La sua conoscenza diretta dei codici estetici e delle pratiche di costruzione dell’immagine femminile rende possibile una collaborazione artistica fondata su una consapevolezza critica comune.
Nasce così Blue Angel: un progetto che mette in scena la tensione costante tra identità e rappresentazione, tra il corpo reale e l’immagine ideale. Attraverso la figura di Blue Angel, il gesto quotidiano del truccarsi diventa il luogo simbolico di una battaglia silenziosa: quella per colmare la distanza tra ciò che si è e ciò che si desidera apparire.

